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Il toponimo Carsioli,  secondo alcuni storici attesterebbe delle origini orientali, più precisamente semitiche: originerebbe dall’ebraico con significato di “città della volpe” o “del lupo”; secondo altri studiosi deriverebbe dal latino “castrum solis” ovvero “fortezza assolata”.

Il legame dell’antico abitato pre-romano con la volpe è testimoniato anche da Ovidio, che nel libro IV dei “Fasti” (come riportato da Antinori nel I Volume dei suoi “Annali degli Abruzzi”) riferisce ad un leggendario episodio accaduto a Carsoli l’istituzione della corsa delle volpi nei Giochi Cereali che avevano luogo a Roma il 20 maggio di ogni anno.

L’antica Carsioli (o Carseoli) era situata sulla via Tiburtina Valeria a circa 63 km da Roma, 3 km ad ovest rispetto al contemporaneo centro urbano di Carsoli, in località Civita, dove sono stati rinvenuti numerosi resti dell’antica città. Carsioli fu sottomessa dai Romani alla fine del IV secolo a.C. e rappresentò, insieme ad Alba Fucens, un importante avamposto fortificato, in area equa, contro gli attacchi degli italici Marsi. All’inizio del II secolo d.C., con la divisione dell’Italia in 17 province e la riorganizzazione amministrativa voluta da Adriano, entrò a far parte della provincia dei Marsi nella Samnium regio.

La caduta dell’Impero Romano d’occidente porta Carsioli, con tutta l’area della Valeria, sotto il controllo dei Longobardi: le loro continue incursioni, anche qui, provocano devastazioni e distruzioni. Nonostante ciò ancora nel VII secolo, Paolo Diacono nell’opera Historia Langobardorum, parla di “Carseoli” come di una delle città principali della provincia Valeria, zona annessa al Ducato di Spoleto.

La successiva comparsa dei Franchi sul territorio italiano causò una forte riduzione dei possedimenti dei Longobardi; in particolare il Ducato di Spoleto fu notevolmente ridimensionato. Si costituì così la Contea dei Marsi, tra la fine del IX e l’inizio del X secolo. Tra il X e l’XI secolo Carsioli venne indicata anche con il nome di “Sala”, per concessione fatta dalla allora potente abbazia Sublacense di Subiaco.

Nel 993 quando il conte dei Marsi Rainaldo scelse di risiedere a Carsioli, con il figlio Berardo ed il fratello Gualtiero, donò al monastero di Subiaco notevoli territori carseolani fra cui la chiesa di Santa Maria, più tardi detta “in Cellis”.

Molto probabilmente è al Conte dei Marsi che si deve un rafforzamento ed un più forte impulso alla costruzione del castello di S. Angelo, che domina il colle sopra l’attuale Carsoli. Il toponimo “Cellis”, rimasto solo alla chiesa di Santa Maria, nella forma di Celle Carsolarum o più semplicemente, Celle, è riportato dai documenti più antichi che riguardano l’aggregato urbano che si andava formando sulle pendici di Colle Sant’Angelo intorno al castello-recinto. Il colle più tardi avrebbe definitivamente preso il nome di Carsoli.

I successori di Berardo e Odorisio si spartiranno il territorio, abitando uno nel castello di Oricola, un altro a Colli di Monte Bove, il terzo nel castello di S.Angelo alle Celle. Pian piano molte terre verranno donate, dagli stessi conti, ai principali monasteri del centro-Italia, in particolare Farfa, Subiaco e Montecassino. I monaci si sostituiranno così ai legittimi feudatari, almeno fino all’epoca sveva, quando, sotto il Barbarossa, Celle venne assediata e di nuovo occupata militarmente. Nel XII secolo Carsoli, secondo una tradizione del luogo, ospitò San Francesco.

Verso la fine del secolo, il paese vide il passaggio di Corradino di Svevia e di Carlo I d’Angiò. A quest’ultimo sarebbe da attribuirsi, secondo alcuni studiosi, la costruzione della chiesa di Santa Vittoria (che, però, secondo altri, sarebbe più antica). Passata sotto la contea di Albe e Tagliacozzo, anche Carsoli divenne feudo prima degli Orsini e poi dei Colonna. Fu sede di baronia e rimase a loro soggetta fino al 1806, anno dell’abolizione dei feudi. La peste del 1656 fece grandi stragi a Carsoli, la cui popolazione, in pochi mesi, passò dai 1600 ai soli 300 abitanti. La seconda metà del Seicento fu caratterizzata dal dispotismo di un “signorotto” del luogo, un tal Giovanni Festa, contro il quale nel 1686 scoppiò a Carsoli e nei centri limitrofi, una violenta sollevazione popolare.

Coinvolta inevitabilmente in tutte le principali vicende politiche e sociali del Settecento e dell’Ottocento, Carsoli, posta alla frontiera con lo Stato Pontificio, ha visto mutare il suo ruolo e il suo peso economico negli ultimi decenni, soprattutto grazie alla creazione di un buon nucleo industriale e all’apertura delle tratte autostradali Roma-L’Aquila-Pescara.